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Tornerai

- Dante? -Enzo chiama suo fratello maggiore nel buio della notte, senza muoversi dal suo letto ...è lì da ore, ma non riesce ad addormentarsi.

- Dimmi - risponde l'altro, dopo un lungo momento di silenzio soffocante.

- Quando pensi che la mamma tornerà? Dov'è lei? - chiede con timore il ragazzo, fissando il soffitto leggermente illuminato dalla luce della luna; si copre con le coperte fino al naso, come se cercasse di nascondersi dall'incertezza.

Silenzio.

I perlati raggi della luna vacillano nel suo ingresso attraverso la finestra e l'oscurità avvolge i bambini.

Sua madre non era più stata la stessa dall’improvviso arrivo di Regina. Quella ragazza, poco più grande di Enzo e molto più giovane di Dante, era fastidiosa e intensa come nessuno: non li lasciava dormire, non li lasciava passare il tempo insieme, li faceva discutere. Enzo e Dante erano irritati, irrequieti. Sua madre era progressivamente cambiata, si era distanziata da loro, aveva perso il suo caratteristico sorriso e questo era stato sostituito da uno sguardo di ansia e preoccupazione: era evidente che quella bimba, in qualche modo, disturbava la sua calma più di quanto ci si potesse aspettare; ma i bambini non capirono mai il perché. La cosa peggiore era che, dopo un po', non ricordavano più nemmeno quando o come la bambina era arrivata nelle loro vite: semplicemente sembrava esser parte di loro, infatti, era come se sempre lo fosse stata...

-Basta Regina!- le urlò Dante un giorno. Lei era andata nella sua stanza per cercarli e costringerli a giocare con lei, come sempre, ma, per una volta, loro si sono rifiutati e allora lei ha iniziato a colpire Enzo ferocemente; per fortuna non aveva una forza bestiale. - Qual è il tuo problema? -si ribellò il ragazzo, e stava per lanciarsi su di lei per attaccarla e diffendere suo fratello piccolo, ma lui lo fermò.

-Lasciala stare, fratello, è solo una ragazza scortese ... non è colpa sua se ha avuto dei genitori cattivi! -cercò di calmarlo. A volte Enzo si sentiva molto dispiaciuto per lei: forse perché nelle sue speranze più profonde preferiva credere che semplicemente non era consapevole di ciò che stava facendo, quindi non era interamente colpa sua.

-Sono sicuro che non sia questo il problema... - borbottò Dante e lanciò uno sguardo furioso alla ragazza. Tuttavia, non se ne andò, ma rimase e giocò da sola, ma al suo fianco. Dante ed Enzo scambiarono uno sguardo e sospirarono rassegnati.

Regina aveva occupato il loro spazio e tempo. Si sentivano asfissiati dal bisogno della ragazza di essere in tutto: nelle notizie, tra loro, negli annunci, nelle loro menti, nell'aria, nei loro polmoni, nelle loro parole, nel loro corpo, nei loro sguardi sgomenti. E, a causa dell'egotismo della ragazza, le cose solo peggioravano: Enzo non capiva se stesso, era, come si dice, in una crisi esistenziale, non era in pace con se stesso e si arrabbiava per sciocchezze ... Dante, d’altro canto, si sentiva esausto, perché non poteva fare ciò che amava di più: passare del tempo con i suoi amici, con sua madre, con la gente; si sentiva abbandonato e quasi disperato ... ma senza il quasi. A poco a poco, man mano la loro madre era cambiata e scomparsa, avevano perso quei pomeriggi di gioco insieme nel parco, quelle passeggiate tenuti per mano e la diversione con il loro gruppo di amici: presto e, infatti, a malapena si ritrovarono ad avere solo l’un l’altro.

E intanto Regina era riuscita in qualche modo a prendere il posto di sua madre ... che era scomparsa, senza lasciare traccia da... Dio! Non riuscivano a ricordare da quanto tempo, a stento ricordavano che lei fosse mai stata con loro ed erano stati molto felici. Eppure, a volte, quando all’alba sorgeva il sole e gli uccelli cantavano la loro dolce melodia e volavano liberamente nel cielo, quando la luce tornava al mondo dopo ore eterne di oscurità e accolgeva la vita, i due fratelli potevano ancora sentire il suono delle sue risate o la sua voce che cantava per rassicurarli, sentivano il suo nome nel sussurro del vento: “Elira”, potevano sentire il calore delle sue mani che li reggevano e proteggevano, la speranza che lei emanava.

Come se a Regina non importasse nulla di tutto ciò, si comportava con loro come una manipolatrice, una demagoga: con le sue parole e argomentazioni ricercate, riusciva a convincere i bambini di fare quello che voleva: non uscire di casa, lavarsi le mani ogni 5 minuti, indossare mascherine, tenere la distanza tra loro, c’era igienizzante per le mani ovunque: tutto era così ridicolo ... sembrava che la ragazza stesse solo cercando di prenderli in giro, anche se era possibile che non lo fosse.

- Attento! -disse un pomeriggio, - stavi per toccarlo, Enzo? -sgridò il piccolo, prendendolo per il polso con una forza esagerata per fermare il movimento della sua mano, che era diretta verso suo fratello.

-Io ... sì, l'ho sempre fatto, perché non dovrei farlo adesso? - mormorò po' vergognato di non capire il suo sbaglio, perché dal tono e dallo sguardo accusatorio di lei, sentiva che stava facendo qualcosa di molto sbagliato.

Dante guardò con diffidenza la mano di Regina, pallida e rinsecchita, messa su suo fratello: l'aveva appena rimproverato per averlo toccato e lo stava facendo adesso?

-Oh, Enzino sciocchino, -la ragazza rise seccamente e con toni di ipocresia- non capisci? Potresti fargli del male: è pericoloso.

- Cosa dici? Perché? - si accigliò, confuso.

-Fidati di me: l'ho verificato con studi scientifici, ne sono certa, stammi a sentire, -disse. -Non essere sciocco, potrebbe succedere qualcosa di brutto, potresti ammalarti.

-E perché tu lo tocchi se è così pericoloso? Perché dovremmo crederti? - Dante intervenne con aria di sfida.

-Oh, anche tu hai intenzione di fare lo sciocco? Ascoltami: io sono chi sa di cosa parla qui, ti proteggo dal pericolo perché sono l'unica tra noi che lo conosce, e se vuoi la prova: ti mostrerò gli studi che lo confermano, la scienza lo dice! -disse agitandoli alcuni fogli in faccia. - Faccio tutto per il vostro bene, sono molto gentile con voi ... siete molto fortunati che io sia vostra amica! Non credete? - fece una pausa. -Ora dai, giochiamo per un po'.

La scienza: è davvero così potente come si mostra? A volte le persone si sentono così disperate e sole che non appena ricevono qualcosa, qualunque cosa, in cui credere, si aggrappano ciecamente a quell'ultima speranza; questo era proprio il caso di Dante ed Enzo: si fidarono delle sue parole, anche se, di certo, avevano torto a non andare oltre loro e indagare, ma dopo tutto erano solo bambini, o questo è ciò che viene spesso detto. Quindi Regina, forse per noia, forse per crudeltà, li ha fatti mangiare dalla sua mano e non trovò alcun motivo per fermarsi: si sentiva potente e nessuno glielo avrebbe portato via questo potere. Finora nessuno glielo aveva preso.

-La mamma è ... in viaggio- Dante finalmente risponde nell'oscurità della loro stanza: preferisce far a suo fratello immaginarla viva, felice, radiosa, rilassata, come una volta fu... e lui stesso preferisce pensare che un giorno tornerà, che non è stata solo un'illusione della sua infanzia.


Gabriela Moreno, Prima Liceo, 2020


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